30/01/2012
IL CAPITALE
La società dei capitali ha ormai i giorni contati ma non sembra rendersene conto. Non contenta di quanto abbia già a disposizione continua imperterrita una sfida contro se stessa che la porterà col tempo a rimanere sola in gara, senza nessuno con cui festeggiare la vittoria e senza nessuno che ne compiangerà le vittime.
Progresso e tecnologia hanno raggiunto limiti impensabili nel giro di pochi decenni, superando ogni rosea previsione, ma, soprattutto, le reali esigenze. Quest’ultime stanno infatti cadendo nel dimenticatoio a favore di operazioni senza riscontri pratici ed utili, al punto da togliere spazio vitale all’uomo, anzi, ad intere generazioni. Sembra infatti che il denaro (nato solo per facilitare gli scambi) sia divenuto un essere mostruoso ed incontrollabile, il quale, se non riesce ad alimentarsi da altre fonti, si ritorce contro se stesso.
Basta guardare le iperattive metropoli moderne: soffocate dal traffico, derubate dai furti, avvelenate dallo smog, deperite dalle malattie, decimate dalle droghe, depresse dalle disgrazie ed infine circoncise da un’eterna ferita come la criminalità. E non volendo ne rimediare ne risolvere fanno di tutto per farcelo dimenticare distraendoci, frullandoci il cervello con infinite occasioni di divertimento, eterne movide notturne che ci impediscono di pensare impedendo al corpo di riposare.
Di fronte a questo benessere più indotto che reale è forse giunto il momento per fermarsi e ricominciare a ragionare, per non correre il rischio di dimenticare gli errori del passato che crediamo di non ripetere. Altrimenti di questo passo arriveremo ad abitare sulla luna oppure nel sottosuolo poiché la superficie sarà divenuta inabitabile, e quando anche questi nuovi mondi saranno invivibili ne cercheremo altri e altri ancora, sempre più scomodi e così lontani che pochi potranno permetterselo.
E come al solito i sopravvissuti, quelli che non hanno potuto fuggire verso nuovi paradisi, dovranno rimboccarsi le maniche per costruire un nuovo mondo ed una nuova vita sulle ceneri e sugli avanzi (ma soprattutto sui ricordi) di quella vecchia.
Esistono presunte potenze economiche
ma non esistono vere potenze civili.
Economicamente parlando l’uomo non è più il fine come credevamo un tempo, ma un semplice mezzo. Come il bar che allunga la spremuta per guadagnare di più, e quando non avrà più clienti - perché troppo spremuti - cambierà nome e ricomincerà da capo. Stiamo ormai diventando solo un tramite fra il desiderio di ricchezza e la ricchezza stessa. Ci vogliono abbastanza ricchi per spremerci e abbastanza poveri da sopravvivere comunque.
Quindi serviamo, ma non troppo.
22:21 Scritto da: gimpa61 in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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