09/02/2012
EUTANASIA VOLONTARIA
Autoeliminazione, termine asettico traducibile nella brutale parola “suicidio”. Quest'ultima assai più cruda e vera soprattutto per chi, influenzato e plagiato da vari miti, ha pensato di lasciare come loro un segno indelebile nel mondo. Eh no! Loro lo hanno fatto all’apice del successo, per lasciarci, dopo una vita breve ma intensa, un lungo ricordo per tutti ma un vuoto per molti. E guai a colmarlo imitandoli, il nostro addio sarebbe solo un breve strappo, e una volta ricucito sarà anche velocemente dimenticato. Ma che bello imitare, farsi plagiare e diventare pecoroni di altri che hanno idee e propositi diversi da noi, tra cui troviamo spesso il cambiare il mondo perché dal loro punto di vista è troppo piccolo … o troppo grande.
Forse troppo intelligenti o troppo stupidi, hanno scelto egoisticamente di fare il grande passo senza pensare ai tanti fans che li avrebbero seguiti ovunque, fino all’inferno se esistesse. Ma per fortuna la codardìa soccorre spesso una mente ancora acerba e confusa, capace di ragionare ma solo con le mitizzate idee altrui. Il disordine e le paure fanno quindi slittare il grande passo finchè il desiderio non si affievolisce, soprattutto grazie all’ingresso nel mondo del lavoro o il semplice miraggio, sinonimo di autonomia economica. E con il denaro diventiamo partecipi di quello status sociale che prima avremmo voluto evitare suicidandosi. Ma per fortuna siamo quasi tutti dei tali cacasotto che prima del grande passo ci si pensa così a lungo che si esce dal tunnel senza nemmeno saperlo. E una volta usciti col cazzo che torniamo indietro, piuttosto diventiamo disonesti e facciamo qualsiasi cosa affinché la vecchia idea del grande passo la faccia qualcun altro, magari durante una sparatoria. Suicidio omicidio.
Ma poi la nebbia si dirada, l’energia un tempo confusa sembra riaggregarsi in una nuova forma e prende il sopravvento la consapevolezza dell’io: siamo grandi, unici, inimitabili, incontrastabili, quindi perché eliminarci? Dobbiamo invece lasciare un segno del nostro passaggio. Vero e indelebile. Nulla ci scompone e tantomeno noi, e svestiti i panni del suicida ecco che dopo anni di lotte intestine sembra affacciarsi una nuova identità: l’omicidio. Eh si! Perché uccidere non è da vigliacchi, è solo l’attuazione di un desiderio che prima era solo poco chiaro, latente ma indefinito. Ora invece siamo ben consci di essere nel giusto e pertanto perché eliminarci, sono gli altri, anonimi e oppressori, a dover lasciare il campo. Vicini o lontani non importa. Chiunque non rientri nei nostri canoni, nei nostri concetti, è solo un individuo che doveva suicidarci ma non sapeva di doverlo fare, quindi questo gravoso compito ora tocca noi. Diamoci da fare.
23:51 Scritto da: gimpa61 in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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