09/02/2012

VIA D’USCITA

Ormai non ricordo più da quanto vago in questa selva oscura, in questo infinito labirinto. Mi sono perso in migliaia di sentieri senza via d’uscita, abbagliato da deboli richiami di luce rivelatosi poi semplici riflessi. Giorni e anni scorrono senza tempo e senza riferimenti, non sembrano passare mai ma poi i passi sempre più faticosi ne ribaltano le sensazioni e quindi la realtà. Una realtà fatta di percorsi sempre diversi eppure eguali, più cammino più mi stanco senza peraltro trovare una via d’uscita. Le ferite aumentano e si cicatrizzano sempre più lentamente affiancandosi o sovrapponendosi ad altre in via di guarigione, ma il miraggio di uscirne si scontra con la realtà fatta di continui e inutili tentativi. Ma non demordo, ferito e sempre più stanco continuo a intraprendere nuovi percorsi, nuove strade. Perché la speranza muore con la vita. Ci provo e ci riprovo, ogni giorno scopro e mi imbatto in nuovi tragitti i cui bagliori lontani accrescono la speranza. Ma poi si rivelano solo abbagli, brevi squarci di luce nel bosco della vita. Brevi raggi che però ritemprano il fisico ridando forza e volontà nel proseguire questo misterioso vagare. E senza apparente motivo mi inoltro come un automa nell’ennesimo antro oscuro, forse il più oscuro. Quelli che da giovane girovago avrei scartato e che ora considero e riconsidero, ho più tempo per pensare e per giudicare, ed è forse questa consapevolezza (pazzia o saggezza, magari entrambe) che mi spinge verso il buio più profondo perché forse ci sarà in fondo più luce. Nei precedenti e dimenticati tentativi erano i lontani bagliori a guidarmi, ma erano solo illusioni ed è questa certezza accumulata che mi spinge ora in una direzione opposta. Fino a desiderare il buio perché solo oltre il profondo si può risalire e trovare un appiglio per arrampicarsi verso la luce. Coraggiosamente impaurito mi spingo in questa misteriosa direzione, vedo solo i miei passi e sento sulla pelle la presenza della selva che mi circonda, un nulla che mi preme e mi frena, quasi avesse capito che ho scelto la strada giusta. Proseguo ormai ad occhi chiusi facendomi faticosamente largo fra ciò che non vedo. Incurante delle fatiche e delle ferite abbatto ogni ostacolo, ogni trappola in cui cado e poi mi rialzo, consapevole (o forse solo convinto) che la quantità di ostacoli siano solo una prova di forza. Una barriera fra il buio e la luce che solo ora ho trovato il coraggio di affrontare, di combattere. D’altronde la forza dei nemici deriva solo dalla nostra vigliaccheria, e nascondendoci li rendiamo più forti, pochi e piccoli ma forti. Un guardiano mille pecore. Un generale mille soldati. Un re mille succubi. Un tiranno mille schiavi. Ma non mi importa, non mi interessa più. Sono sicuro di aver scelto la strada giusta, non conta quanto lunga e faticosa. Alla fine sarò premiato, sarò ricompensato di queste fatiche. Ma è dura, ogni centimetro è una sorpresa, ogni metro imprevedibile, ogni kilometro una fatica immane. E il buio non molla, non mi abbandona mai. Eppure proseguo imperterrito, quasi indifferente al nulla intorno. La convinzione di essere nel giusto mi guida, mi esorta a non cedere e sembra spingermi alleggerendo la fatica. Mi difendo dai nemici che non vedo, salgo ansimante colline invisibili e mi ritempro nelle successive discese. Ogni tanto mi fermo per un attimo, un breve istante, perché se mi fermassi solo un secondo in più i dubbi mi assalirebbero per poi finirmi, lasciandomi abbandonato ovunque. Un niente che si trasformerebbe in un semplice giaciglio nel quale adagiarmi fino a sparire. Ecco perché riparto subito, senza pensare troppo e prima che i pensieri arrivino e si formino nella mia mente. Le gambe riprendono meccanicamente a muoversi, a trascinarmi verso una meta che non vedo ma che esiste, deve esistere. Perché la maggioranza di noi non ha una vera meta, ma una fine sì. Deve essere così, devo poter raccogliere quello che ho seminato. Magari non tutto, ma poco o tanto che sia devo riuscire a vederlo, a sfiorarlo, a toccarlo. Anche un solo sguardo, una veloce occhiatina, una sola piccola immagine che si fissa negli occhi anche da chiusi. Devo quindi continuare a camminare, perché inseguendo una luce il buio non fa più paura.

23:50 Scritto da: gimpa61 in opinioni | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

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